martedì 12 marzo 2024

Nonostante ciò che ho vissuto

 



Nonostante ciò che ho vissuto.

Nonostante ciò che ho patito.

Nonostante tutto e tutti.

La mia unica certezza è sempre stata questa.

Quando non sapevo da che parte ricominciare.

Quando non sapevo come rimettere insieme i pezzi di me che avevo perso per strada.

Quando non avevo più nulla a cui aggrapparmi.

Quando mi stavo stretta persino io.

Come faccio ad andare avanti adesso?

Come si fa a dimenticare il dolore, le persone, le promesse non mantenute, le parole che ci hanno fatto estremamente bene e quelle che ci hanno segnato, probabilmente per sempre?

Come faccio a raggiustarmi il cuore, il corpo, l’anima?

Perché ci sono stati giorni in cui non vedevo la luce.

Non vedevo nessuno accanto a me.

Il vuoto dentro e fuori.

Non vedevo nemmeno la strada da dove percorrere per poter uscire.

In quei giorni, per trovare la forza, mi ripetevo sempre:” Respira ancora”.

Chiudevo gli occhi, mi abbracciavo forte, ed espiravo ed inspiravo profondamente.

Respiro ancora e, quindi, tutto, può ricominciare.

Respiro ancora e, quindi, posso superare ancora una volta ciò che ho dentro.

Respiro ancora nonostante tutto.

Nonostante tutti.

La mia unica certezza è sempre stata questa: fin quando respiro, io potrò cambiare ancora tutto.

Potrò sempre cavarmela.

Avrei potuto rimanere nell’angoscia per il mio futuro, pensare alla morte e avere paura di affrontare nuove situazioni , e cosi facendo vietarmi di tornare a vivere.

Avrei potuto rimanere nella rabbia verso il mondo e verso la vita per l’ingiustizia che mi era capitata.

Avrei potuto mantenere la rabbia verso tutti coloro che mi erano a fianco e anche verso chi incontravo nel cammino, perche mi sentivo diversa e non compresa.

Ho sempre creduto che ci fosse qualcosa oltre la malattia.

E avevo ragione!

La mia ricerca interiore, la mia capacità di messa in discussione, fattore che credo davvero, mi abbia salvato la vita, mi hanno portata ad andare oltre e a trasformare radicalmente un passo alla volta, tutto ciò che non era funzionale.

Ho scoperto la mia storia come funziona la mia mente, quali sono i miei valori, le mie capacità e i miei limiti e ogni volta mi proponevo di andare oltre a questi…e ancora lo faccio oggi.

Ma la cosa più importante che ho scoperto è che io non sono mai stata condizionata dalla sua malattia, e ciò che era dentro di lui, era il tesoro più prezioso da curare per la sua guarigione.

Ci sono ferite emozionali che non si vedono, ma che condizionano la nostra realtà.

Ci sono esperienze vissute che hanno creato tensioni e rigidità di pensiero e di corpo, che influenzano il nostro futuro.

Lavorare su questo, significa per me VIVERE una vita da protagonisti e trasformare l’evento accaduto in un trampolino di lancio per diventare la versione migliore di ciò già sei, ma che ti sei dimenticato di essere…

lunedì 12 febbraio 2024

Presento il mio romanzo


Villa Mood - Un meraviglioso luogo di natura ospiterà la prossima presentazione di: "Sono ancora con te", un'originale presentazione che permetterà ai partecipanti di entrare direttamente tra le pagine del mio romanzo autobiografico. Letture animate e cantate coinvolgeranno i presenti in questa straordinaria storia vera struggente, raccontata in tutta la sua complessità, bellezza, forza e dignità, dignità su come affrontare la malattia e un dolore così forte.

🎬

 A interpretare insieme a me i passi più emozionanti del libro saranno:

Silvia Spazza

Chiara Capristo

 

La magica cornice di questo spettacolo sarà la natura di una suggestiva villa di campagna adornata a festa per l'occasione:

📌

Villa Mood

Via  del fosso della Magliana, 80

Roma

📆

 Sabato 16 marzo ore 11.00

Vi aspettiamo numerosi alla rappresentazione di questo romanzo tratto da fatti realmente accaduti che porta in dono un grande insegnamento: ascoltare la voce dell'anima, e con fiducia e coraggio realizzare la propria umanità, nella consapevolezza che nessun ostacolo può fermare un intento puro.

👉

 PARTECIPA SE:

- ti appassionano le belle storie

- vuoi passare una giornata emozionante

- vuoi farti avvolgere dal calore del passato

🍵

 All'ingresso l'aperitivo di benvenuto.

📞

 Ingresso libero. Prenota il tuo posto inviando email ad  Ramacciotti.autrice@gmail.com


sabato 27 gennaio 2024

La mia intervista

INTERVISTA CON LA SCRITTRICE MICHAELA RAMACCIOTTI

Immagine dell'articolo

La scrittice Michaela Ramacciotti con il suo libro “ Sono ancora con te“ regala al lettore una immersione toccante e significativa nella sua vita che trascina in un vortice di emozioni tutti noi. Oggi siamo onorati di avere con noi l'autrice di questo straordinario lavoro, la cui penna ha dato vita a una storia avvincente e commovente. Il libro apre una luce penetrante sulle emozioni, le sfide e il significato dietro una perdita così dolorosa.

L'autrice ci offre l'opportunità unica di immergerci nelle profondità della sua narrazione e di esplorare come ha affrontato il compito di dare voce a una storia così delicata. Attraverso il suo lavoro, abbiamo l'opportunità di comprendere meglio non solo il protagonista di questa storia, ma anche la complessità umana di fronte al dolore.

1. Qual è stato il motivo che ti ha spinto a condividere questa storia così personale e dolorosa con il pubblico?

Ho sempre raccontato di lui in questi anni, centinaia di volte, ne sentivo l'esigenza e l'ho fatto spontaneamente. Condividere la mia esperienza è stato curativo per me.

2. Come hai affrontato l'esperienza di scrivere su un argomento così intimo e difficile come la malattia e la perdita dell'amore della tua vita?

In principio, il mio desiderio era quello di lasciar scritta questa storia per i suoi nipotini, dar loro modo, una volta diventati adulti, di conoscere quello zio, quasi sconosciuto, ma cosi presente nelle loro vite. Scrissi tutto ciò che ricordavo in pochi mesi. Temevo che col passare del tempo avrei scordato dettagli, pensieri, immagini, temevo che mi sarei scordata di lui.

Col tempo mi sono resa conto che rielaborare il lutto attraverso la scrittura dava significato al mio dolore, in un certo qual modo lo rendeva più sopportabile. Il libro restò chiuso in un cassetto per moltissimo tempo.

3. Qual è stato il momento più difficile durante i due anni di lotta contro il cancro del tuo compagno e come sei riuscita a rimanere positiva e ottimista?

je suis desole il est maligne”, le prime parole che il medico francese ci disse, un freddo pomeriggio di febbraio. Mai dimenticate, le ricordo come se fosse ieri. Questo è stato il momento più destabilizzante della mia vita. Sensazione ingestibile, mi sarei suicidata molto volentieri, ma ovviamente la vita aveva in serbo ben altro per me. L’ottimismo, l’amore, la voglia di vivere e la convinzione che l’impossibile fosse possibile, non mi hanno mai abbandonata.

Il dopo è una battaglia, non si ha tempo di pensare, tanto meno di avere paura, bisogna aggrapparsi alla vita con le unghie e con i denti.

 4. Nel libro, hai menzionato che la malattia ha portato via l'amore della tua vita, ma hai anche sottolineato la consapevolezza di aver vissuto al meglio. Come sei riuscita a trovare la forza di vivere ogni momento al massimo nonostante le circostanze?

Credo ci sia una netta differenza tra l'essere malati e il sentirsi tali. Lui non ha mai vissuto da malato, non si è mai sentito un malato. Neanche durante i ricoveri ospedalieri si è sentito tale, e questo me lo trasmetteva, si aspettava la guarigione. Non abbiamo mai smesso di pensare al futuro, al nostro futuro e la malattia non è mai riuscita ad allontanarci o farci crollare. 

Non è stato facile far finta che il cancro non fosse un problema insormontabile, si è fatto sentire eccome, ma sempre e solo come ospite di passaggio. 

 5. Come hai gestito la pressione di essere accanto a lui, cercando di restare lucida e presente, nonostante le difficoltà e il dolore?

Nelle mie preghiere chiesi a Dio di darmi tutta la forza possibile, chiesi di starci vicino, e capii che la mia vita non era importante, ma solo la sua. Solo annullando i miei pensieri, i miei sogni, i miei bisogni avrei potuto essergli utile. Il mio compito era quello di amarlo e sostenerlo fino alla fine, con la consapevolezza di aver vissuto al meglio il nostro tempo insieme

6. Il tuo libro trasmette un messaggio di vita, di reagire in nome dell'altro. Quali consigli daresti a chi si trova a vivere una situazione simile, sia come paziente che come caregiver?

Non ci sono consigli smart, ovvero pillole magiche che risolvano tutto.

La paura, nel vivere accanto ad una persona malata di cancro, o di esserne malato ha radici profonde e ha molto a che vedere con la convinzione che ogni persona ha della vita in generale.

C’è differenza fra una persona che crede che tutto sia a caso e una persona che invece crede che ci siano sempre messaggi universali da poter cogliere. Riuscire a trasformare la malattia in un’opportunità, imparare come essere utile in poco tempo, senza rimanere invaso dalle emozioni negative di chi hai davanti e senza sentirti impotente.

 7. Nel tuo vissuto, hai sperimentato un equilibrio tra tristezza e felicità. Come hai affrontato questa dualità emotiva e cosa hai imparato da questa esperienza?

Il dolore rivela la natura della persona. Intendo la stoffa di cui sei fatto, l’essenza. Di me ha svelato tutto l’amore che porto dentro e la mia forza interiore. Ciò di cui vado fiera è la serenità con cui sono arrivata a vivere la mia vita e spero di trasmetterla anche agli altri.

 8. Il tuo libro è descritto come un racconto senza vittimismo o rabbia da ingiustizia. Come sei riuscita a mantenere questa prospettiva durante e dopo l'esperienza?

Il vittimismo non mi è mai appartenuto.

L’ho sempre trovato una comodità di chi non vuole cambiare. Penso che la felicità sia una responsabilità personale. Della nostra vita dobbiamo occuparcene noi.

L’ho fatto dal primo istante, siamo esseri umani e anche la fragilità in certi momenti affiora, è normale.... ma se non siamo noi ...che dentro di noi scatta qualcosa che ci fa sperare ancora , sorridere, fantasticare

9. Qual è stata la parte più difficile da scrivere nel tuo libro e come hai superato eventuali blocchi emotivi durante il processo di scrittura?

Durante la stesura, sentivo la morsa dell’ansia, ma ho cercato di riconoscerla e gestirla.

Scrivere della sua malattia mi ha fatto male, perche è stata la parte più straziante.

Ho usato le parole per trasformare le mie emozioni, ho lavorato su di esse per trasformare quello che è accaduto in un trampolino di lancio per diventare la versione migliore di me…che avevo dimenticato.

 10. Come pensi che questa esperienza abbia influenzato la tua visione della vita e delle relazioni?

Questo evento mi ha segnato ed insegnato molto.

La perdita di una persona importante lascia per forza dei segni profondi. Lui mi ha insegnato ad avere coraggio, mi ripeteva che questa è la malattia del secolo, che dobbiamo affrontare ciò che ci capita, che sono cose che purtroppo succedono…questa eredità mi ha lasciato, ed io la conservo gelosamente. Tutto quello che lui ha fatto in vita continua ad avere conseguenze positive anche nel mio presente, ed allora mi dico che è cosi che doveva andare…

11. Hai menzionato la semplicità come una forma di ricchezza nel tuo libro. Come hai coltivato questa semplicità nella tua vita dopo la perdita di Alfonso?

Ho cercato di capire il mio scopo, e cercare di perseguirlo per alzarmi la mattina con tutt’altro spirito.

Scoprire chi siamo veramente e cosa siamo chiamati a fare qui è la chiave per essere felici nel presente e apprezzare il senso delle nostre giornate. 

12. Infine, quali speranze hai per chi legge il tuo libro? Qual è il messaggio principale che vorresti che i lettori portassero con sé dopo aver terminato la lettura?

Quanto è vero che nel dolore ti scopri, capisci realmente chi sei.

Tu sei responsabile delle tue scelte.
Sei tu che devi rispondere a te stessa, alle tue emozioni e ai sentimenti che provi.

Possiamo sicuramente imparare ad attirare alcune cose nella vita, ma altri eventi dolorosi o le sofferenze del nostro passato sono imprevedibili, oppure fuori dal nostro controllo.

 

È essenziale quindi imparare ad essere "felici nonostante".

 

25/01/2024 

giovedì 4 gennaio 2024

IL LAVORO INTERIORE

 



Tanti di noi sostengono di lavorare su se stessi da anni, di prendere parte a un lavoro interiore perché si pratica yoga, o un mantra, o perché si leggono tanti libri sull’argomento e si comprende ogni giorno di più.

Ma vi è una grandissima differenza tra il comprendere con la mente, il sentire che qualcosa davvero ci risuona e ci sta dando risposte, e il metterlo in pratica.

Il vero lavoro interiore non contempla solo la teoria, al contrario: esso non può prescindere dall’azione concreta, utilizzando ogni singolo giorno come un’opportunità.

Dallo stare in presenza, dal trovare il modo per restare desti e non farsi coinvolgere dai soliti mulinelli personali: insomma, non può prescindere da una sorta di “palestra” quotidiana all’interno della nostra realtà, che ci fa da specchio e da campo d’azione, da palcoscenico e da platea.

Altrimenti, non si può dire che si sta lavorando su di sé: si stanno solo raccogliendo informazioni e sapienza. Oppure addirittura ci si sta raccontando che ci si sta “risvegliando” semplicemente frequentando qualche lezione di yoga, meditazione o mindfulness e scordandosene poi appena usciti da quell’ambiente. Tornando nel sonno profondo dei nostri riflessi condizionati verso il compagno o la compagna, verso il lavoro, verso gli amici, i vicini, il traffico, i figli, i genitori, i notiziari, i nostri malesseri auto-creati, le nostre abitudini immutabili, eccetera, eccetera.

Ma un manuale di istruzioni per l’uso non serve a niente se poi non si applica, nella maniera più pragmatica, intensa e profonda possibile. 

Lavorare su di noi seriamente e veramente significa cercare di destarci dal sonno di pensieri meccanici e reazioni meccaniche in ogni istante della nostra giornata.

Non giudicarsi quando (e capiterà migliaia di volte) ci si scorda dell’impegno preso e si torna a farsi coinvolgere “dentro il film” della vita apparente e a reagire ancora secondo il vecchio pattern.

Cercare di rimanere svegli in ogni momento, il che significa consapevoli, spettatori di noi stessi: osservare le nostre modalità di fronte ai tanti stimoli che ci offre ogni giornata. Soprattutto, nell’interazione con gli altri.

Ed è in questo spazio che abbiamo la chance di liberarci dai soliti copioni: le nostre antiche ferite.

giovedì 28 dicembre 2023

Ogni anno scelgo una parola guida.

 


Per il 2024 ho scelto AMORE.


AMORE, perché ho capito che è la prima ed unica esigenza che rafforza la mia energia, guida ogni mio passo ed è il motore che dà motivazione ad ogni mio gesto.

AMORE perché man mano ho perso molte persone che amavo e dalle quali prendevo voglia di vivere e di fare, e ho necessità di potenziare chi mi è rimasto accanto, e nel tempo trovare ulteriori persone che arricchiscano il mio panorama affettivo.

Molte persone hanno come focus il successo, la realizzazione personale, il denaro, persino, a costo dei quali sacrificano relazioni d'amore, figli, amicizie.
Io ho capito man mano che il gioco non vale la candela.

Vivere in pienezza per me è prima di tutto sentirmi circondata dall'AMORE: di mio figlio, di mio marito, del mio cagnolino, delle amicizie, dei rapporti umani.

Ed è su questi che voglio focalizzarmi da ora in poi. Meno cose futili, meno tempo non-di-qualità da spendere per cose vuote.

Le sfide nella vita ci sono sempre, le risorse emotive non è detto.
E le mie risorse arrivano dalla spiritualità e dall'amore: desidero avere l'otre pieno per fronteggiare la vita.



L'Amore è essere sul pezzo al meglio delle mie possibilità, è esserci per lui, è esserci per ognuno.

Ho di nuovo confermato a me stessa, in queste festività, quanta gioia provo nell'avere mio figlio accanto, e 
È bello avere la possibilità di farlo star bene, di vederlo contento di stare con noi, sicuro del nostro affetto e del nostro accudimento quando necessario, sotto ogni fronte.

In questo senso, AMORE è anche implementare il nostro lavoro, migliorare costantemente le nostre condizioni di vita per meglio essere presenti ad ogni esigenza e necessità della nostra  famiglia.

E tu, hai scelto la tua parola-guida di quest'anno?

venerdì 6 ottobre 2023

quando cambi davvero


"Quando cambi davvero, di solito le persone più vicine a te non accoglieranno il tuo cambiamento. 

Quindi il primo vero segnale di un reale cambiamento è la disapprovazione delle persone a te affettivamente più vicine. Cioè chi ti ama, quando cambi davvero, all’inizio fa una gran fatica ad accettare la novità che hai deciso di apportare alla tua vita.

Forse credi che io stia esagerando… ma pensa bene a cosa è successo l’ultima volta che hai deciso di iniziare qualcosa di nuovo, pensa a quando hai iniziato ad andare in palestra oppure hai iniziato una dieta o forse hai deciso di iniziare un tuo percorso di crescita personale o di cambiare lavoro: come hanno reagito le persone intorno a te?

Quando metti in atto un nuovo comportamento, quando scegli di iniziare a prenderti seriamente cura di te, questa tua scelta necessariamente andrà a stuzzicare chi ti è accanto. Probabilmente all’inizio la tua motivazione e la tua voglia concreta di stare bene saranno un’occasione poco gradita, per coloro che ti sono accanto, di vedere la loro fatica, di evidenziare la loro incapacità di avere lo stesso tuo coraggio per smettere di lamentarsi e prendere in mano la propria vita. 

Spesso chi sceglie di cambiare deve superare, prima ancora dello scoglio dello sconfort personale di iniziare a gestire la propria vita in modo diverso, la fatica di dover contenere la disapprovazione e il biasimo altrui."


lunedì 2 ottobre 2023

Io ho me stessa

 




Indipendentemente da cosa accade, io ho me stessa.


Lo penso da poco tempo: è una consapevolezza acerba, che viene fuori da diverse esperienze passate in cui ho cercato scogli validi e promettenti a cui restare aggrappata.

Credo che noi donne per cultura e per educazione andiamo sempre alla ricerca di uno scoglio: banalmente può essere il tentativo di trovare il partner ideale, ma spesso lo scoglio diventa il lavoro sicuro dove forse non ti danno il giusto valore, ma tu resti perchè credi di non valere abbastanza per trovare altro; può essere un genitore particolarmente presente, a cui deleghi ancora molte delle responsabilità economiche; può essere un’amica che rendi unica consigliera esperta di ogni tuo passo; può essere chiunque altro tu stia aspettando che arrivi e ti risolva i problemi che senti di non saper affrontare da sola. 

Quando crediamo di avere bisogno di qualcuno che ci salvi, viviamo notevolmente al di sotto delle nostre reali potenzialità.

In queste settimane sto abbandonando l’idea di avere bisogno di uno scoglio.

Ci si sente soli, un po’ persi e insieme incredibilmente forti.

Sono circondata da molte persone che mi vogliono davvero un bene dell’anima e so che sono sempre lì pronte a supportarmi per qualunque necessità. 

Ma io non voglio che loro siano i miei scogli.

Non voglio lasciare a nessuno la responsabilità di scegliere al posto mio, di osservare e di comprendere le cose in mia vece. 

Finalmente ho capito chi è la persona esperta dei miei guai, che aspetto da sempre: sono io.

Sono io il mio scoglio.

La mia eroina.

La mia salvatrice.

Vale anche per te.



Copywriter A.I.: tecnologia sì, ma con anima

  «Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nel mondo della scrittura. È veloce, instancabile, capace...