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giovedì 12 settembre 2024

Come viene vissuto il lutto?

 

Il vissuto della perdita e l’elaborazione del lutto sono influenzati da molteplici aspetti che inevitabilmente rendono diverso il percorso di ogni persona.

Le valenze fondamentali sono sicuramente il grado di parentela, l’intensità e la qualità della relazione durante la vita trascorsa insieme e il supporto del contesto familiare e ambientale. 

Naturalmente sono aspetti rilevanti e significativi anche le caratteristiche psicologiche personali, il genere, l’età, le modalità di risoluzione dei lutti precedenti insieme alle circostanze della malattia (lunga o breve durata, presenza di sintomi dolorosi, stato di coscienza…), le modalità del decesso (morte improvvisa o attesa, luogo, stato della salma), la pressione delle necessità quotidiane e del contesto socio-culturale.

Il lutto viene vissuto ed elaborato in tempi e modi molto personali e differenti: non esiste una maniera giusta in assoluto. 

Ciascuno di noi ha personalità, modi di affrontare la vita e un passato diversi, per cui il dolore e i comportamenti saranno differenti da quelli di qualsiasi altra persona, anche degli altri membri della famiglia.

 Alcuni superano il lutto in breve tempo, altri lo portano nel loro cammino a ogni passo; alcuni ne risentono profondamente, altri diventano più maturi, più validi di prima: certamente tutti ne soffrono.

Anche le manifestazioni del lutto sono molto diverse: alcune persone si comportano in maniera distaccata e controllata, altre piangono e si disperano rumorosamente; alcune vogliono stare da sole, altre preferiscono una compagnia costante; alcune eliminano subito dopo la morte le cose che appartenevano al defunto, altre le conservano immutate per anni; alcune vanno ogni giorno al cimitero, altre lo rifuggono totalmente.

Rispetto agli uomini, le donne tendono ad avere reazioni emotive più intense e ne sanno parlare con più facilità: forse proprio per questo riescono a trovare più appoggio negli altri. 

Spesso capita che gli uomini “facciano i forti” per aiutare se stessi e gli altri familiari. 

Nascondono le emozioni più intime, e per non mostrare la loro vulnerabilità, trovano mille cose per tenersi occupati ed evitare di parlare della perdita che hanno subito. 

Se un uomo affronta in questo modo l’esperienza del lutto, bisogna rispettarlo, ma sarebbe meglio se riuscisse a chiedere aiuto, a condividere il proprio dolore e ad aprirsi agli altri.

giovedì 2 aprile 2020

Paura e consapevolezza


Il mio umore nel mese di marzo è stato altalenante, sono passata dalla paura e lo sconforto, alla positività determinata forse da un' inevitabile accettazione.

Dormo poco, mi sveglio spesso, i pensieri non mi fanno più passare notti tranquille..era inevitabile!

Ho letto molto e cucinato, ho cominciato a scrivere un diario e riscoperto la bellezza di tante piccole cose.
In questi giorni in cui la mia vita ha rallentato i suoi ritmi, ho avuto anche la possibilità di riflettere, di riflettere che forse al mondo serviva proprio un dramma come questo per tornare ad essere equilibrato, forse a noi esseri umani serviva proprio questa salita per tornare ad essere degli esseri pensanti e meravigliosi.

Il frenetico vortice della quotidianità ci aveva risucchiato completamente: sempre di corsa, sempre a fare cose, senza tempo da dedicare agli altri e a noi stessi, sempre irritati, sempre insoddisfatti.

Ora invece siamo costretti a fermarci.

Ed ecco che riscopriamo la bellezza del silenzio e della lenta quotidianità, riscopriamo la dolcezza del calore dei raggi solari sul nostro volto e l'allegria di un concerto di uccellini alla finestra.

Riscopriamo passioni dimenticate: per la lettura, per la pittura, una partita a carte, il prendersi cura della propria casa, cucinare qualcosa di speciale per la famiglia.

Pian piano cominciamo a capire che davvero sono le cose piccole ad essere le più importanti.
Cominciamo a capre che forse la vera vita non era quella di prima, almeno non lo era più.

E' stata una settimana piena di paura, ma anche piena di nuove consapevolezze!

mercoledì 1 gennaio 2020

Come diventare assertivi









Ma cosa vuol dire essere assertivi?






Essere assertivi è il giusto mezzo tra aggressività e passività.
 È la capacità di esprimere al meglio se stessi, in modo spontaneo, diretto, efficace.
Un comportamento assertivo risparmia le incomprensioni e di conseguenza fa risparmiare tempo. Non è sempre facile però avere il giusto atteggiamento.

 Per essere assertivi è necessaria una buona dose di coraggio e decidere di non indugiare sulle nostre vecchie abitudini, iniziare a cambiare qualcosa. Come sappiamo, però, ogni grande cambiamento parte sempre dal cambiare noi stessi.
Ecco allora di seguito una serie di elementi che – se messi in pratica – ti condurranno passo passo verso l’assertività.

1. Inizia dalle piccole cose
Non ci si può svegliare una mattina e diventare assertivi, se non lo si è mai stati prima. Come tutte le buone abitudini anche l’assertività necessita di un percorso che dovete iniziare sottoponendo voi stessi a dei piccoli test, cercando pian piano di comportarvi in maniera diversa. Per prima cosa provate a essere assertivi in situazione di leggera crisi, quando le cose non sono andate come avreste voluto. Un esempio? Il ristorante dove avete prenotato la cena non vi ha riservato il posto che avevate chiesto. Bene, provate a cambiare le cose, esprimete in maniera educata il vostro punto di vista. Fate capire in modo chiaro quanto e se la cosa vi ha infastidito, e perché.

2. Impara a dire di “no”
Molte persone hanno paura che dire di no  le faccia apparire egoiste, ma non è così. Al contrario, porre i giusti limiti è fondamentale per avere relazioni sane. Il collega per l’ennesima volta ti chiede di finire il report al posto suo? Fai un bel respiro, guardalo negli occhi e di’: “no, mi spiace, questa volta non posso farlo”. Se insiste non dilungarti in spiegazioni che non sei tenuto a dare. Ribatti la tua posizione, ripeti la stessa frase di prima. Nel caso poi la discussione continui – e solitamente queste cose vanno avanti alcuni round – preparati a rispondere con frasi sempre più brevi fino ad arrivare a un secco no. Quella sarà la tua ultima parola. Così facendo sarai capace di dire quel pensi e farai valere la tua posizione senza arrabbiarti. La collera è un gran spreco di energie.

3. Parla chiaro e lentamente
Parlare velocemente vuol dire dare per scontato che le persone cui ti stai rivolgendo non hanno il tempo o la voglia di ascoltarti. Parlare lentamente significa invece che tu sei il primo a darti importanza, a darla alle tue parole. Schiarisciti la voce, articola bene tutte le frasi. Non è necessario alzare il tono per far sì che gli altri ti ascoltino. Se fai difficoltà sii chiaro, di’: “Mi scusi, non ho finito”, secco e deciso, poi continua con il tuo discorso. Non sentirti in difficoltà o in imbarazzo se non hai fatto nulla di male. Cerca anche di essere conciso, articola in maniera schematica i punti più rilevanti e non parlare per troppo tempo: anche l’attenzione dell’interlocutore più disponibile ha un limite.

4. Esprimi i tuoi sentimenti
Non dare per scontato che le persone che ti circondano sappiano capire al volo come ti senti e di cosa hai bisogno. Per evitare fraintendimenti e incomprensioni, per evitare sul nascere rancori controproducenti, basta dire come ci si sente. Sii chiaro, specifico, onesto e rispettoso. Racconta i tuoi problemi così come stanno, non minimizzarli.

5. Usa il giusto linguaggio del corpo
Come ti comporti dice moltissimo di te ancora prima che inizi a proferir parola, perciò fai molta attenzione al tuo linguaggio del corpo. Spalle basse e volto alto, non mangiarti le unghie e non portarti le mani alla bocca mentre parli. Guarda le persone dritto negli occhi. Guardare le persone negli occhi non è facile per tutti, per questo c’è però un trucchetto: abituati a farlo quando indossi gli occhiali da sole, di modo che tu possa essere tranquillo e agire indisturbato, poi prova senza occhiali scuri. Cerca di mettere in atto tutte queste pratiche anche quando sei nervoso: in questo contesto è importante come gli altri ti percepiscono.

6. Abbandona il senso di colpa
Essere assertivo, soprattutto all’inizio, può essere parecchio faticoso, soprattutto se sei sempre stato abituato ad agire in maniera diversa. Ricorda però che questo percorso aiuterà prima di tutto te stesso. Cerca anche di limitare al minimo i pensieri negativi e dimentica il senso di colpa. Lascia alle spalle ansie e preoccupazioni, prendi posizioni decise anche se queste potrebbero in un primo momento essere impopolari e scontentare qualcuno. A lungo andare il clima che si instaurerà sarà il migliore possibile.

Copywriter A.I.: tecnologia sì, ma con anima

  «Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nel mondo della scrittura. È veloce, instancabile, capace...