“Aver cura” di un altro essere umano, ancor più se in un tempo di vita fragile e plasmabile come è quella di bambini e adolescenti, implica un processo di insegnamento rispettoso e un’assunzione di piena responsabilità. Il “prendersi cura” è un’attenzione sottile e costante, uno sguardo partecipe e vigile, che, oggi più che mai, richiama a una responsabilità d’insegnamento piena, che va oltre nozioni e saperi. Nel nostro tempo, nella complessa società contemporanea, in cui precarietà e disorientamento appartengono al quotidiano, vi è la necessità di guardare all’essere umano nella sua interezza per condurre ciascun figlio e allievo a divenire costruttore-artefice del proprio percorso di ben-essere. Educhiamo i nostri bambini ad amare la vita e a contemplarla con stupore e meraviglia, insegnando a guardarla con rispetto e a coglierne il senso e il significato. Educhiamo ad amare se stessi, coltivando i propri talenti e mettendosi in ascolto della propria natura. Insegniamo la fiducia, la gratitudine, la compassione. Promuoviamo atteggiamenti positivi e buone relazioni, educandoci a coltivare rapporti di accoglienza e di rispetto con gli altri esseri umani e dimostrandoci capaci di relazionarci in modo corretto e disteso, senza rivalità e ostilità, nei confronti degli altri. Dimostriamoci adulti sereni, portatori di pace e di ben-essere. Insegniamo il rispetto, la comprensione, la gentilezza. Insegniamo ad accogliere ogni giorno nuovo come un dono e un’opportunità; muoviamo il nostro agire dalla ricerca e non dalla perfezione. Insegniamo l’equilibrio tra razionalità e sentimento, educhiamo all’accoglimento delle proprie emozioni, facendoci adulti attenti a contenere rabbia e frustrazione, controllando il tono di voce e tenendo a bada ego e vanità. Insegniamo che sbagliare è un’occasione per apprendere e crescere, ed educhiamo i giovani a elaborare le sconfitte, senza temerle, persistendo a provare, senza scoraggiarsi, facendosi protagonisti attivi e responsabilmente autonomi del proprio percorso di apprendimento. Insegniamo che l’atteggiamento di cooperazione è più favorevole (a sé e agli altri) di quello competitivo. Educhiamo bambini e ragazzi al coraggio, alla libertà di pensiero, a tendere l’orecchio (e il cuore) al silenzio della propria mente. Favoriamo l’ascolto di sé e dell’altro, educhiamo al pensiero, perché è proprio in questa dinamicità data dalla reciprocità che avviene la magia dell’apprendere. Il pensiero afferma la propria autonomia e creatività proprio nell’istante in cui si dichiara disposto ad accogliere le illusioni dell’altro (non vi sono verità assolute nell’insegnamento), ad argomentarle, proporre soluzioni, trovare contraddizioni. Solamente a queste condizioni l’incontro con l’altro diviene partecipazione libera, promozione di un pensiero autonomo e responsabile (non precostituito) e si fa possibilità di realizzare nuovi orizzonti. Costruiamo l’insegnamento partendo dallo sguardo d’incontro e muoviamo l’apprendimento dalle esperienze, perché, come sostiene la filosofa spagnola Maria Zambrano, non vi può essere “divorzio tra sapere e vita, tra scuola e realtà, tra studio ed esperienza”.
La Maison von Linden è la mia casa creativa. Qui nascono i miei libri, le mie collezioni, le mie storie e tutti gli oggetti che custodiscono un ricordo o un’emozione. È un mondo intimo, ispirato al passato, dove tutto è pensato per essere curato, significativo e senza tempo
giovedì 22 maggio 2025
IN QUALE DIREZIONE SI MUOVE L’EDUCAZIONE OGGI?
“Aver cura” di un altro essere umano, ancor più se in un tempo di vita fragile e plasmabile come è quella di bambini e adolescenti, implica un processo di insegnamento rispettoso e un’assunzione di piena responsabilità. Il “prendersi cura” è un’attenzione sottile e costante, uno sguardo partecipe e vigile, che, oggi più che mai, richiama a una responsabilità d’insegnamento piena, che va oltre nozioni e saperi. Nel nostro tempo, nella complessa società contemporanea, in cui precarietà e disorientamento appartengono al quotidiano, vi è la necessità di guardare all’essere umano nella sua interezza per condurre ciascun figlio e allievo a divenire costruttore-artefice del proprio percorso di ben-essere. Educhiamo i nostri bambini ad amare la vita e a contemplarla con stupore e meraviglia, insegnando a guardarla con rispetto e a coglierne il senso e il significato. Educhiamo ad amare se stessi, coltivando i propri talenti e mettendosi in ascolto della propria natura. Insegniamo la fiducia, la gratitudine, la compassione. Promuoviamo atteggiamenti positivi e buone relazioni, educandoci a coltivare rapporti di accoglienza e di rispetto con gli altri esseri umani e dimostrandoci capaci di relazionarci in modo corretto e disteso, senza rivalità e ostilità, nei confronti degli altri. Dimostriamoci adulti sereni, portatori di pace e di ben-essere. Insegniamo il rispetto, la comprensione, la gentilezza. Insegniamo ad accogliere ogni giorno nuovo come un dono e un’opportunità; muoviamo il nostro agire dalla ricerca e non dalla perfezione. Insegniamo l’equilibrio tra razionalità e sentimento, educhiamo all’accoglimento delle proprie emozioni, facendoci adulti attenti a contenere rabbia e frustrazione, controllando il tono di voce e tenendo a bada ego e vanità. Insegniamo che sbagliare è un’occasione per apprendere e crescere, ed educhiamo i giovani a elaborare le sconfitte, senza temerle, persistendo a provare, senza scoraggiarsi, facendosi protagonisti attivi e responsabilmente autonomi del proprio percorso di apprendimento. Insegniamo che l’atteggiamento di cooperazione è più favorevole (a sé e agli altri) di quello competitivo. Educhiamo bambini e ragazzi al coraggio, alla libertà di pensiero, a tendere l’orecchio (e il cuore) al silenzio della propria mente. Favoriamo l’ascolto di sé e dell’altro, educhiamo al pensiero, perché è proprio in questa dinamicità data dalla reciprocità che avviene la magia dell’apprendere. Il pensiero afferma la propria autonomia e creatività proprio nell’istante in cui si dichiara disposto ad accogliere le illusioni dell’altro (non vi sono verità assolute nell’insegnamento), ad argomentarle, proporre soluzioni, trovare contraddizioni. Solamente a queste condizioni l’incontro con l’altro diviene partecipazione libera, promozione di un pensiero autonomo e responsabile (non precostituito) e si fa possibilità di realizzare nuovi orizzonti. Costruiamo l’insegnamento partendo dallo sguardo d’incontro e muoviamo l’apprendimento dalle esperienze, perché, come sostiene la filosofa spagnola Maria Zambrano, non vi può essere “divorzio tra sapere e vita, tra scuola e realtà, tra studio ed esperienza”.
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