L'adolescente che ci vive accanto- seconda parte
Tornando a parlare del nostro cucciolotto cresciuto..un'altro sintomo assai diffuso è un’evidente regressione nelle capacità di linguaggio, che costringe l’adolescente ad esprimersi prevalentemente con monosillabi: “Ah …” – “Eh?” – “Bho” – “Mah …” “Uff!”. Occasionalmente riesce a utilizzare fonemi bisillabi: “Bene” – “Male” – “Forse” – “Non so”. Parole come “Grazie”, “Prego”, “Scusa” gli risultano invece difficilmente pronunciabili.
Il fenomeno, peraltro, subisce un’istantanea (quanto temporanea) attenuazione quando l’adolescente ha bisogno di chiedere al genitore denaro o altre utilità. Allora risultano ripristinate tutte le funzionalità di linguaggio, salvo regredire non appena ottenuto quel che era richiesto.
Allo stesso modo l’adolescente mostra evidenti scompensi dell’udito e della vista. Non sente – proprio non sente – quando gli parlate (specie di argomenti quali: scuola, ordine in casa, rispetto delle regole), così come non è in grado di vedere che nel lavello della cucina ci sarebbero dei piatti da lavare, oppure che in camera sua pare passato l’uragano Katrina.
Non è che lui non voglia aiutarvi – sia chiaro – è che proprio … non aveva visto! Così se, ad un certo punto, non vede più neanche voi e vi attraversa con lo sguardo come se foste un ectoplasma, non preoccupatevi: siete nella norma.
Se fino a ieri il cucciolato era felice di seguirvi al parco o in centro a mangiare il gelato, ora al giovane non gliene frega più un fico secco né del parco, né del gelato (almeno con voi). Mostra, invece, l’istinto irrefrenabile di rimanere unito ai suoi simili, con cui sta come in branco.
Capita così di vedere per le vie cittadine, sciami di adolescenti che si muovono in gruppo, spesso anche in mezzo alla strada, incuranti di semafori e segnaletica. Se l’automobilista spazientito suona il clacson, loro … ridono! E che sarà mai! I tentativi del genitore di sapere i nomi dei componenti del branco risultano spesso faticosi e frustranti: “Con chi esci?” – “Con i soliti” – “Chi sono i soliti, scusa?” – “E cosa te lo dico a fare? Tanto non li conosci”
Argomento chiuso.
Se siete arrivati a questo punto, può esser utile giocare la carta del fingersi stupidi: “Tesoro, lo sai che la mamma è ansiosa. Non è un problema tuo, mi rendo conto, ma io sono fatta così, che ci vuoi fare? Allora, fammi un favore, dimmi con chi esci, così io mi metto tranquilla e non ci penso più…”.
Al che l’adolescente impietosito (o forse solo preoccupato di fare tardi con i ‘soliti’) snocciola i nomi. L’espediente, però, funziona solo una, massimo due volte. Alla terza, l’adolescente vi risponderà che se voi non avete più memoria non è colpa sua, ma della vostra età.
Perciò: scriveteveli, ‘sti nomi!
Il fenomeno, peraltro, subisce un’istantanea (quanto temporanea) attenuazione quando l’adolescente ha bisogno di chiedere al genitore denaro o altre utilità. Allora risultano ripristinate tutte le funzionalità di linguaggio, salvo regredire non appena ottenuto quel che era richiesto.
Allo stesso modo l’adolescente mostra evidenti scompensi dell’udito e della vista. Non sente – proprio non sente – quando gli parlate (specie di argomenti quali: scuola, ordine in casa, rispetto delle regole), così come non è in grado di vedere che nel lavello della cucina ci sarebbero dei piatti da lavare, oppure che in camera sua pare passato l’uragano Katrina.
Non è che lui non voglia aiutarvi – sia chiaro – è che proprio … non aveva visto! Così se, ad un certo punto, non vede più neanche voi e vi attraversa con lo sguardo come se foste un ectoplasma, non preoccupatevi: siete nella norma.
Se fino a ieri il cucciolato era felice di seguirvi al parco o in centro a mangiare il gelato, ora al giovane non gliene frega più un fico secco né del parco, né del gelato (almeno con voi). Mostra, invece, l’istinto irrefrenabile di rimanere unito ai suoi simili, con cui sta come in branco.
Capita così di vedere per le vie cittadine, sciami di adolescenti che si muovono in gruppo, spesso anche in mezzo alla strada, incuranti di semafori e segnaletica. Se l’automobilista spazientito suona il clacson, loro … ridono! E che sarà mai! I tentativi del genitore di sapere i nomi dei componenti del branco risultano spesso faticosi e frustranti: “Con chi esci?” – “Con i soliti” – “Chi sono i soliti, scusa?” – “E cosa te lo dico a fare? Tanto non li conosci”
Argomento chiuso.
Se siete arrivati a questo punto, può esser utile giocare la carta del fingersi stupidi: “Tesoro, lo sai che la mamma è ansiosa. Non è un problema tuo, mi rendo conto, ma io sono fatta così, che ci vuoi fare? Allora, fammi un favore, dimmi con chi esci, così io mi metto tranquilla e non ci penso più…”.
Al che l’adolescente impietosito (o forse solo preoccupato di fare tardi con i ‘soliti’) snocciola i nomi. L’espediente, però, funziona solo una, massimo due volte. Alla terza, l’adolescente vi risponderà che se voi non avete più memoria non è colpa sua, ma della vostra età.
Perciò: scriveteveli, ‘sti nomi!
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